I CHIOSTRI DELL’UMANITARIA

Location eventi aziendaliI Chiostri Dell’Umanitaria o di San Barnaba“, sita in via Daverio 7, si trova alle spalle del Palazzo di Giustizia, nel cuore di Milano, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.

La struttura è caratterizzata dai famosi chiostri e dallo splendido salone degli affreschi. Usata dai brand sia della moda che dall’imprenditoria, da anni è una location storica di attività artistiche e culturali. Facilmente modulabile per ogni tipologia di evento, dalla presentazione di nuovi prodotti, a conferenze meeting, sfilate, cene aziendali, matrimoni e feste private.

Edificio storico della seconda metà del ‘400 racchiude un rigoglioso giardino e il refettorio, completamente ristrutturato e splendidamente affrescato, è stato adibito a salone per le feste, con capienza fino a 200 ospiti.

DESCRIZIONE LOCATION CHIOSTRI DI SAN BARNABA

I Chiostri di San Barnaba, ristorante caffè, nel centro di Milano in una zona che ha conservato intatto il suo fascino storico grazie ad edifici che hanno segnato lo sviluppo della città. Alle spalle del Tribunale, a pochi passi dalla Rotonda della Besana, dalla biblioteca Sormani e da Piazza del Duomo, quasi nascosto tra i chiostri di un convento del XV secolo, che lo proteggono dal rumore e dal caos del traffico cittadino, potrete scoprire un luogo fuori dal tempo, pranzando, cenando o semplicemente sorseggiando un drink all’ombra di splendide magnolie che sorgono al centro del giardino.
La location, innegabilmente ricca di fascino e storia, è arredata in uno stile sobrio ed essenziale all’insegna del minimalismo, che viene arricchito e rallegrato da esposizioni bimestrali di quadri ed opere di artisti contemporanei.
L’atmosfera riservata rende I Chiostri di San Barnaba il posto ideale per una romantica cena a lume di candela, per un rapido, ma curato business lunch o anche solo per una rilassante pausa pomeridiana per un tè o per un ricco aperitivo.
IL RISTORANTE

Chi agisce dietro le quinte? Lo chef Giancarlo, milanese di nascita, ma napoletano di origine, che si avvicina alla cucina una ventina di anni fa quasi per caso, quando scopre la leggera creatività di Pietro Leemann e ne rimane rapito. Lavora a lungo per Leemann acquisendo grande capacità nel cucinare piatti vegetariani.L’incontro di qualche anno fa tra Giancarlo e i Chiostri avviene nella ricerca da entrambe le parti di trovare un punto di incontro fra la cucina tradizionale e quella naturale e genuina. Quest’obiettivo comune è il risultato di un continuo studio di abbinamenti nel rispetto dell’alimento da una parte e della proposta di soli prodotti di stagione utilizzando fornitori e produttori storici di Milano dall’altra.

Paola e Massimo, proprietari del ristorante con alle spalle anni di esperienza nel campo della ristorazione e del catering, soci nella vita e sul lavoro, hanno voluto puntare sulla professionalità, oltre che sulla creatività e l’entusiasmo di Giancarlo, creando con lui menu in continua evoluzione e sfruttando tutti i prodotti freschi di stagione, in modo da offrire ogni volta nuove e uniche esperienze culinarie.

LA CUCINA
La cucina che proponiamo, sia al buffet che al tavolo, è quanto più aderente alla cucina milanese, ma talvolta più genericamente lombarda, possibile.
La fertilità della terra e un’irrigazione efficace sin dai tempi dei Romani, che ha sempre reso abbondante il foraggio con la conseguente disponibilità di bestiame da carne e da latte, sono i punti di partenza per una cucina ricca di ingredienti e con forte caratterizzazione stagionale.
La cucina milanese, in parte basata sui prodotti della risicoltura, e dell’allevamento di bovini, suini e pollame, ma influenzata anche dagli scambi con quelle dei dominatori di vari secoli, annovera fra i suoi piatti più conosciuti il risotto giallo allo zafferano, la cotoletta, la cassoeula (simile al bottaggio), i nervetti e il panettone, che nasce a Milano ai tempi di Ludovico il Moro e ancora oggi è prodotto secondo la ricetta di 500 anni fa.
L’abbondanza d’acqua e la facilità di irrigazione, con gli orti tutti intorno alla città e spesso anche all’interno del suo perimetro, facilitano l’approvvigionamento di frutta e verdure fresche. La costruzione di nevere e peschiere (un esempio bellissimo a pochi passi dai Chiostri è la fontana dei giardini di via Guastalla) consente lo stoccaggio di alcune derrate.
La lontananza dal mare non ha mai impedito la presenza del pesce, naturalmente d’acqua dolce, nella cucina milanese. Già nel XII secolo esisteva un mercato del pesce davanti a Santa Tecla. Il reticolo di fiumi, rogge e canali abbondava di pesce e la pesca era un’attività fiorente sui fiumi anche in forme professionali.
UN PO’ DI STORIA
La storia de I Chiostri di San Barnaba, inizia con la costruzione del complesso di S. Maria della Pace inizia nel 1466 con la posa della prima pietra nell’area destinata ad accogliere una chiesa e l’annesso convento. Quest’area era stata donata dalla famiglia Sforza ad un nobile portoghese, il quale aveva abbandonato la sua sfarzosa vita per diventare francescano.
La costituzione di una nuova congregazione francescana, legata alla costruzione del complesso e che godeva dei favori degli Sforza, fu all’origine della denuncia da parte di un gruppo di francescani minori al governo della Serenissima, che sfociò, nel 1470, in una breve pontificia di Paolo II che ordinava la sospensione delle opere nel cantiere di Milano.
Occorsero quasi trent’anni perché la chiesa venisse ultimata e consacrata nel 1497. La costruzione del complesso conventuale, fu affidata di certo alla famiglia Solari, già conosciuta per l’opera di Guiniforte, architetto in S. Maria delle Grazie, prima dell’intervento del Bramante.
Il convento, che alla fine del ‘500 contava 3 chiostri e 60 celle, già un secolo dopo si era ingrandito con 30 celle e un chiostro in più.
Il refettorio del convento, il prezioso Salone degli Affreschi, era riccamente ornato dalla Crocefissione di Bernardino Ferrari (1520), dalla cena del Lomazzo e da opere di Marco d’Oggiono.Nel 1805 il complesso fu requisito da Napoleone, sconsacrato ed incamerato nel demanio statale; in seguito condivise le sorti di altri edifici religiosi del Nord Italia, diventando prima scuderia, poi magazzino, ospedale ed infine un riformatorio.
A cavallo tra ‘800 e ‘900 le sorti della chiesa e del convento presero strade diverse. La chiesa venne adibita a sala concerti, ma in seguito la proprietà passò alle suore di Santa Maria Riparatrice, che la risistemarono e la riconsacrarono al culto.
Nel 1967 fu acquistata dai Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che ancora oggi ne gestiscono la proprietà. Il convento, invece, passò dalle mani del Riformatorio Marchiondi alla proprietà di Prospero Mosè Loria: all’ombra dei chiostri di questo convento comincia la storia della Società Umanitaria nella sua sede storica.